Lettere/ “Lavagna e la zona rossa; teorie che sfiorano il ridicolo”

Da Federico Cardelli

Con un tempismo da record – ad un mese dalle elezioni regionali e ad un giorno dalla nuova raccolta d’adesioni per il ricorso al TAR – arriva un pallido tentativo di giustificazione al famoso progetto “diga Perfigli” di Lavagna, da parte della “Città metropolitana”, ente che la promuove.

La descrizione che vien resa dell’attuale situazione idraulica sfonda i limiti del ridicolo, arrivando a dire che il centro di Lavagna si trova nella <<fascia più soggetta agli allagamenti per le piene dell’Entella>>, quando è ben noto che l’ultimo allagamento risale al 1953 e fu da imputarsi ad una falla, poi riparata, nell’argine esistente.
Anzi è risaputo che durante la piena dell’Entella dello scorso novembre l’abitato centrale di Lavagna è stato l’unico a salvarsi, proprio grazie all’argine che questi “eminenti scienziati” dicono essere inadeguato. Hanno già sprecato quasi dieci anni a progettare assurde difese nell’unico posto in cui non servono, e intanto il resto del comprensorio è andato a bagno.

Ma il record della falsità spetta alla descrizione dell’attuale argine, che secondo i “nostri” sarebbe <<fortemente degradato>> ed <<in qualche tratto addirittura eliminato per far posto a nuovi fabbricati>>. Producano le fotografie di dove sarebbe stato “addirittura eliminato”, o di dove il “forte degrado” non sia riparabile con picco e pala in un paio d’ore: percorro il “seggiun” tutti i giorni, ma forse la cosa m’è sfuggita!

Per sostenere che i rischi idraulici siano <<ora altissimi>> si citano pretestuosamente alcune abitazioni nelle aree golenali di Lavagna in cui, lo scorso novembre, il livello dell’acqua era stato di 1,40 metri: peccato che queste aree, essendo appunto golenali, non rientrerebbero nella zona “protetta” dalla diga Perfigli…

Dicono che <<il nuovo argine sarà largo circa 7 metri>> e più alto <<di 1,20 metri rispetto alla quota del ‘segiun’ attuale>>. Peccato che dal progetto la larghezza risulti essere di 12-13 metri, e non si faccia cenno al fantasioso canale di gronda in cemento armato.
Si guardano bene inoltre dal descrivere il muro in cemento armato alto 3 metri che verrebbe costruito nella zona di via Garibaldi.

Ma la “perla” è la garanzia secondo cui gli interventi <<conterranno le piene centennali e, al limite massimo della loro capacità, anche quelle duecentennali>>, quando fino a ieri questa mostruosità avrebbe dovuto contenere soltanto la piena “cinquantennale”.
Si è già detto anche troppe volte che le previsioni di piena sono sovrastimate (esistono studi molto diversi fra loro) e che la capacità dell’argine esistente è sottostimata (lo scorso novembre il “seggiun” ha largamente contenuto circa 1800 mc/s, quando secondo i “nostri” sarebbe stato scavalcato già con 1400 mc/s), e la leggerezza con cui tali stime vengono modificate a seconda delle occasioni, è la definitiva conferma di questa tesi.
A questa nuova garanzia dell’ultim’ora conseguirebbe lo sblocco di terreni edificabili: sarà mica un disperato tentativo di far desistere gli espropriati dalle azioni legali che hanno già intrapreso?

Giova sempre ricordare, in conclusione, che i 10 milioni di euro destinati alla diga Perfigli sono quasi la stessa cifra che il consigliere Vassallo ha dichiarato di non avere per riparare le strade provinciali.

Rinnovo l’invito a sottoscrivere il ricorso al TAR contro questo progetto criminale, sabato 2 maggio alle 10 in sala Rocca a Lavagna, oppure presso lo studio dell’avv. Daniele Granara a Chiavari, corso Garibaldi 59, entro la prima decade di maggio. Ad oggi questo ricorso, sottoscrivibile da chiunque abiti o abbia proprietà o attività nel bacino dell’Entella, conta già più di cento adesioni

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