Storie di mare/ Camogli, l’amore perduto sull’isola di Tristan Da Cunha

Dice il proverbio “promesse da marinaio” e Lucio Dalla aggiunge ”veniva dal mare, parlava un’altra lingua però sapeva amare”. L’immagine del marinaio, insomma, che ha una donna in ogni porto, che è capace di fare l’amore ma incapace di stabilire rapporti stabili.
A smentire tutto questo la storia di tre marinai di Camogli naufragati in pieno Atlantico. Una storia di cui forse parleremo anche per altri aspetti.

Il 3 ottobre 1892 il brigantino Italia al comando del capitano Rolando Perasso di Chiavari naufraga davanti all’isola di Tristan da Cunha che accoglie i 16 membri dell’equipaggio in attesa di una nave che li riporti nel mondo civile.
Il 21 gennaio la Wilde Rose imbarca i naufraghi e li porta a Città del Capo.
Due camogliesi però, Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, restano testardamente sull’isola nonostante il severo e ripetuto invito del comandante e dei colleghi ad imbarcarsi e fare poi tappa a Città del Capo in attesa di un’altra nave che li porti in Europa.
Gaetano e Andrea asseriscono che durante l’incendio a bordo e il naufragio, hanno fatto un voto alla Madonna del Boschetto patrona di Camogli: se si fossero salvati sarebbero rimasti sull’isola. In realtà la Madonna non c’entra; nei tre mesi vissuti sull’isola si erano innamorati di due isolane e non si sono sentiti di abbandonarle. Preferiscono l’amore al ritorno a casa, preferiscono vivere su un’isola povera, impervia, dove per vivere è necessario lavorare faticosamente ma godere del loro grande amore.

Tra i naufraghi c’è un terzo marinaio di Camogli Agostino Lavarello nato l’11 agosto 1867 che si è innamorato di una ragazza di Tristan, Mary Green, ma decide comunque di lasciarla per far ritorno a Camogli dove lo aspetta la madre Maria Lavarello che morirà a 83 nel giorno del suo compleanno.

Quando Agostino torna a Camogli, riabbraccia la madre e in attesa di un nuovo imbarco incontra gli amici sulla calata del porto, a cui racconta del viaggio, del naufragio e soprattutto di quella ragazza con la quale aveva vissuto tre mesi d’amore, interrotto dal temuto arrivo di una nave, da un addio e dalle lacrime di lei. Ci vuole poco a capire dai suoi racconti che non solo Agostino è innamorato della sua Mary Green, ma che ne ha un grande rimpianto e invidia per i suoi colleghi che hanno avuto il coraggio di fermarsi sull’isola sperduta dell’Atlantico.

Così quando da Tristan arriva la prima lettera di Mary che scrive ad Agostino raccontando come il suo amore per lui sia immutato e come lei speri nel suo ritorno, la madre apre la lettera, la legge e la brucia. Complice un impiegato della posta, intercetterà tutte le lettere che Mary scriverà per anni e che brucerà senza farne parola col figlio per paura che lui, leggendole, torni a Tristan. Nel timore che lui ritrovi la felicità e quindi di perderlo.

Ci sono tanti libri sulla vicenda di Tristan tra cui uno, “L’isola in capo al mondo” di Anna Lajolo e Guido Lombardi che si sono recati a Tristan dove hanno girato anche uno splendido documentario. Ve ne è uno meraviglioso dello spezzino Marco Ferrari, stampato da Sellerio, editore palermitano, in cui l’autore in 18 monologhi di altrettanti personaggi ricostruisce la storia dell’isola. E nel racconto di Maria Lavarello traspare l’egoismo di questa donna che pur di non perdere il figlio gli nega di vivere il grande amore della sua vita.
Agostino comunque sapeva, attraverso le lettere scritte da Andrea e Gaetano ai rispettivi familiari, dello struggente amore di Green e delle lettere che lei gli scriveva e lui non riceveva.
Solo dopo la morte della madre Agostino scrive il racconto di quel viaggio sul brigantino Italia, racconta dell’incendio a bordo e del naufragio, del salvataggio e della sua vita sull’isola, del suo grande amore per Mary. Al libro pubblicato nel 1930 a Milano dall’Istituto editoriale Avio navale col titolo “I naufraghi di Trista da Cunha”, Giovanni Ansaldo dedica una lunga recensione apparsa a puntate sul Il Lavoro.
Josè Crovari, scrittore camogliese che spese parte della sua vita a curare i rapporti tra Camogli e i discendenti di Gaetano e Andrea scrive nel libro “Tristan da Cunha l’Isola delle aragoste”: “Le ultime pagine del libro di Agostino sono una commovente confessione d’amore, scritta in prima persona, dedicata a Mary Green infelice protagonista di Tristan e sua vera ispiratrice”.
Agostino, simbolo del rimpianto, morì a Genova nel gennaio del 1932 e senza le sue memorie, oggi ignoreremmo la storia del brigantino Italia, del naufragio e dei suoi marinai.

Andrea Repetto ebbe dal suo amore sette figli morì sull’isola nel 1911.

Gaetano Lavarello ebbe sei figli e morì nel 1952.

Non si pentirono mai della loro scelta.

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