Santa: Piero Ottone e Federico Rampini alla Tigulliana

Testo e foto di Paolo Marchi

Stimolante l’incontro di questa sera organizzato dalla Tigulliana di Marco Delpino che ha invitato sul palco dei giardini sul mare di Santa Margherita due mostri sacri del giornalismo nazionale: Piero Ottone, che ha presentato l’ultima sua fatica letteraria ‘Novanta’ (come i suoi anni) e Federico Rampini, inviato di Repubblica in molte parti del mondo, da quattordici anni negli Stati Uniti (con una parentesi in Cina di cinque anni) prima nella Silicon Valley e oggi a New York.

Due modelli di giornalismo molto differenti tra loro e non solo per i trent’anni di vita – una generazione – che li separano, ma per il diverso modo di intendere la professione. Orientato a nord verso il mondo anglosassone il primo, che si dichiara giornalista osservatore-descrittore dei fatti, certamente incapace di incidere sugli stessi. Obbligato a scavare per andare oltre la sovrabbondanza di informazioni (gratuite e semigratuite) e per capire cosa c’è sotto l’apparenza della tv, di Facebook e Google, ha replicato il secondo, curatore del blog Estremo Occidente. Due visioni differenti anche per quanto concerne le prospettive dell’occidente: pessimista Ottone, sostenitore come Oswald Spengler della tesi di un declino del nostro mondo; molto più cauto Rampini che non nega la fine della novecentesca egemonia unipolare americana, ma che non intravede all’orizzonte altra egemonia alternativa e anzi rilancia la forza del modello libero e multirazziale americano, quello della Silicon Valley dove il 30% delle imprese è in mano ad asiatici. La Cina, per Rampini, sotto questo profilo non ha chances perchè è governata da un regime illiberale, terreno ostile per i visionari eretici alla Bill Gates che nel paese del dragone sarebbero in galera: esiste ancora il sogno americano – ha sintetizzato Rampini – mentre il sogno cinese non è mai esistito.

Sollecitato dalle considerazione e domande di Fiorella Minervino, Rampini ha anche descritto il modo con cui l’Italia viene vista dall’America, (purtroppo e per fortuna aggiungiamo noi) non tramite il filtro della politica – giudicata ignota, irrilevante e complicata – ma attraverso le nostre potenzialità, quelle di un paese meraviglioso, con buon clima, un ambiente unico, un patrimonio culturale senza pari, votato all’eleganza, stile e design, con ottimi cibo e vino. E con la cultura che racchiude che ha una grande seduzione nel pubblico americano a partire proprio da quello più giovane.