Chiavari: Cinque Stelle contro l’operazione della Colonia Fara

Dal Meetup Cinque Stelle di Chiavari riceviamo e pubblichiamo

Il meetup cinque stelle di Chiavari coglie solo quanto di positivo seguirà dall’alienazione dello storico immobile denominato “Colonia Fara” con l’acquisizione del bene da parte di privati. Il logoramento delle strutture e del quartiere è inaccettabile e naturalmente una nuova soluzione sarà migliore di quella attuale. Si aggiunga il fatto positivo che gli acquirenti sono imprenditori del posto quindi l’operazione e i suoi grossi ricavi rimarranno in città. Non resta ora da sperare che non siano costruite solo le consuete, temute e ormai fuori moda seconde case e che si dia inizio al vero recupero edilizio, desiderando da un lato che questa non sia stata una semplice operazione immobiliare e dall’altro che l’amministrazione vigili maggiormente, contrariamente a quanto approvato per Preli, onde limitare un nuovo danno ambientale ancora prima d’iniziare; e a tal propostito il Movimento di Chiavari vigilerà su le prossime fasi di decisione ed approvazione del progetto tenedo il più possibile informata la cittadinanza in modo che non cali l’attenzione e non ci sia spazio a modifiche dell’ultimo minuto.

Quello che vogliamo inoltre sottolineare è che la vicenda che ha portato alla vendita, relativamente alla trasparenza amministrativa, ha lasciato al solito i consueti dubbi ed è degna di essere riepilogata.

Il 12 giugno 2012 il Secolo XIX a piena pagina annuncia che per la Colonia arriva l’offerta della Società Fara Srl per euro 5.500 milioni di euro.

Chiariamo subito che questa è la stessa società che oggi è diventata proprietaria della struttura.

Naturalmente allora era già in atto la vendita e la perizia del 24 settembre 2012 dell’arch. Gabrielli-Cozzani dettava le linee con la stima di Euro 10.974.500. L’offerta della Fara srl era esattamente della metà, ma tre aste pubbliche con esito infruttuoso a febbraio, aprile e giugno avevano determinato l’importo a Euro 8.780.000,00. Quindi l’offerta distava 3.280.000 euro da tale cifra.

A questo punto il nodo del problema. Cosa ha fatto l’amministrazione! Avrà cercato di incassare almeno i quasi nove milioni ottenendo solo la metà dei 17 milioni della busta aperta e vincente del 2008? Non proprio! A sorpresa giunge la delibera per l’incarico di procedere a una nuova stima del commercialista Quaglia che abbatte il valore e lo porta a Euro 7.450.000, si autorizza la Giunta Comunale nell’eventuale esito infruttuoso a procedere a trattativa privata e alla riduzione del prezzo di vendita.

Infine nella delibera, forse allo scopo di preparare il campo, si scrive che la Corte dei Conti Lombardia in una sentenza ha scritto che non esiste un limite normativo oltre il quale l’amministrazione non può scendere in questo tipo di situazioni.

Giunge l’infuocato consiglio comunale del luglio 2013 in cui l’architetto Giardini smaschera alcune mancanze della perizia mancando 300 mq. di terrazzi, il commercialista si difende malamente tramite i giornali dicendo che la perizia è a corpo e non a misura ed infine il mese dopo si rileva che le mappe catastali non indicano tutto il terrazzo dell’ultimo piano.

In data 26-08-2013 si procede al nuovo accatastamento: doppia stima (costo complessivo 30 mila euro), doppio accatastamento (il precedente era del 2011) senza riportare i terrazzi non stimati che non sono 300 mq. ma circa 1800 mq.

Seguono due altri ribassi per aste deserte e si arriva a Euro 6.700.000 finchè, tra il finto stupore generale, arriva l’offerta. Infatti, fortunatamente, il sindaco nell’ultimo consiglio comunale aveva dichiarato che sarebbe stato l’ultimo ribasso poi non si sarebbe più proceduto alla svendita. Oggi raggiante dichiara che esistevano altri possibili acquirenti, ma la burocrazia li ha allontanati.

Speriamo che non sia stata la burocrazia comunale e i vari ricorsi pendenti che era utile prima definire per non svendere allontanando questi imprenditori stranieri. Quello che è certo è che:

– è mancato il coraggio di salvarci da un nuovo condominio non cercando soluzioni pubbliche che amministrazioni più virtuose hanno invece scelto per strutture analoghe;

– un patrimonio comunale in questa maniera è stato dilapidato

– se proprio si è deciso di vendere se non alle cifre del 2008, almeno si poteva evitare d’innescare un discutibile atteggiamento di avvicinamento che i responsabili ci devono oggi spiegare, perché voci insistenti danno per certa, all’interno della nuova società, la presenza dell’imprenditore già interessato cinque anni fa, che quindi se non più a 17 milioni, messo alle strette magari a nove avrebbe comprato.

Inoltre si denota in modo amaro che al nulla di questa prima parte di percorso amministrativo si è contrapposto solo il cercare di favorire grosse colate di cemento. Si legga Lames, Preli ed ora la Colonia, energie pubbliche impiegate per fini dei privati.

Per il resto del programma si deve pazientare.

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