VIDEO: Perché combattiamo questa guerra

di Adriano Migliaro

La storia nei banchi scolastici terminava con la Prima Guerra Mondiale; per motivi sconosciuti, i nostri insegnanti glissavano sulle cause e sulle reali vicissitudini che innescarono il Secondo Conflitto.

Sembra ridicolo, oggi,  ma le fonti di informazione degli anni Sessanta erano limitate ai racconti dei nostri “vecchi” e a poche frammentarie scritture pubblicate sulle varie enciclopedie; non esisteva internet, i giornali scrivevano di attualità e le televisioni offrivano pochissima scelta di programmi (anche se di qualità nettamente migliore rispetto allo standard attuale…), il mezzo di comunicazione più rapido era probabilmente il quotidiano .

Ricordo che quando tentavo di chiedere lumi sulla storia recente, bastavano poche parole per aggirare l’argomento, forse perché chiedevo notizie di una guerra vissuta solo localmente, specie in famiglie che, vivendo relegate in campagna, non avevano la possibiltà di ricevere notizie certe di tutto quello che stava avvenendo. I racconti dei bombardamenti subiti da Pipetto, che colpiva qualsiasi luce avesse intravisto dopo il coprifuoco (ma chi fosse questo Pipetto, non lo sapeva nessuno…), la paura degli uomini in divisa, Tedeschi, Alpini  Fascisti e dei Partigiani: tutte storie raccontate con la confusione di chi non ci aveva capito o non ne sapeva nulla .

Non era molto chiaro dove e quale fosse la ragione, in quei tristi e grigi giorni, e probabilmente nessuno sapeva giudicare se era meglio stare da una parte o dall’altra dovendo preoccuparsi solamente della sopravvivenza quotidiana.

Poi finalmente la fine del conflitto, l’annuncio che veniva divulgato con la velocità del passaparola da genti che a piedi, in bicicletta o su mezzi di fortuna annunciavano la fine di quella guerra e che ora bisognava lavorare per ricostruire quell’Italia inesorabilmente distrutta. Ma cosa sarebbe cambiato in un piccolo paesino di campagna, dove nessuno aveva mai smesso di lavorare quella terra che ti offriva quel poco e niente di più?

Oggi a quelle domande seguono molte risposte,  di vario tipo e riconducibili a varie interpretazioni politiche e di contesto sociale, ma con l’informazione che viaggia alla velocità della luce, tramite fibre ottiche satelliti ecc., chiunque può contribuire all’informazione.

E’ per questo motivo che, dopo aver trovato questa vecchia pellicola d’epoca , ho pensato di pubblicarla, sperando possa servire come contributo e monito, con l’intento di documentare  quelle pagine di storia che nessuno mi ha mai raccontato.

Buona visione.

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