VIDEO: Nella valle di Kathmandu

Licia Colo’ ospita su RAI3 ,nella trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro” , un nostro reportage girato la primavera scorsa nella valle di Kathmandu in Nepal

Diario di Viaggio

Dopo un viaggio piuttosto lungo ma sufficientemente  comodo, arriviamo all’imbrunire nella capitale, il taxi che ci porta fino a Thamel, il centro pulsante della città, è piacevolmente sgangherato , il simpatico tassista  si muove con destrezza tra le buche piene di fango e  nelle strette stradine del centro.L’impatto con il traffico è sconvolgente, Thamel è un dedalo di piccole vie dove si concentra tutto il traffico di Camion, carrozze, Riscio’, Biciclette, pedoni e animali, difficile capire quale sia il senso di marcia, chi abbia la precedenza e soprattutto come riuscire a sopravvivere senza farsi investire.. e all’inquinamento

Appena arrivati in albergo, veniamo accolti dal primo black out elettrico(ci si deve abituare), il tempo di avviare il gruppo elettrogeno e la luce si riaccende.

Stanchi e assonnati , dopo una doccia e un pasto a base di Pollo tanduri, a letto per un sonno ristoratore. 

THAMEL

Sveglia presto per una buona colazione e subito dopo assaggio della città, la scelta dell’albergo in centro si è rivelata strategica, abbiamo la possibilità di  muoverci comodamente a piedi in mezzo alla gente( e al traffico)basta alzare gli occhi per rendersi conto del motivo dei continui black out elettrici, sui pali una matassa sconclusionata di cavi e fili, con i tecnici perennemente abbarbicati nella ricerca ( penso) del guasto elettrico.

Qui le strade, tranne poche eccezioni riguardo alle arterie principali, non hanno una denominazione, motivo per cui non esistono indirizzi ma ci si orienta, ad esempio, col riferimento dei chowk principali: Indra Chowk, Asan Tole, Thaiti Tole, Chhetrapati e tanti altri che sono il riferimento urbano.

E facile rendersi conto immediatamente di quanto la città sia viva e quanto siano cordiali i Nepalesi,  basta un sorriso per ottenere qualsiasi cosa e ci accorgiamo ,che in una città come questa, basta fermarsi o sedersi in un angolo  che tutto ti avvolge e ti ruota intorno: più stai fermo più vedi.

A qualche centinaio di metri troviamo i primi templi induisti e Durbar Square con i palazzi del governo e la residenza della Dea Bambina. Le costruzioni sono affascinanti ,le architetture a pagoda con  scalinate risalgono all’epoca MALLA(XVII Secolo) e lì centinaia di persone, ti osservano , chiacchierano e giocano .

Timidamente ,comincio a fare qualche ripresa, il timore di poter  infastidire qualcuno , mi induce solitamente ad usare molta accortezza nel dirigere l’obbiettivo della telecamera verso le persone, ma mi accorgo da subito della disponibilità della gente e dalla volontà di essere inquadrati e ripresi, ripagati dalla curiosità divertita di vedersi subito dopo nello schermino della telecamera.

I bambini giocano divertiti e ruotano intorno ai pochi stranieri che girano in città,  Kathmandu non è una città  frequentata dai turisti, perché chi viene qui in Nepal, passa dalla capitale solo perchè in transito verso le montagne, per cui quei pochi visitatori che la frequentano rappresentano una novità per gli abitanti.

Ci immergiamo in quello che si dimostra un miscuglio di sacralità e di colori ,nel dedalo di stradine dove i mercanti offrono ai passanti ogni genere di cosa, siamo conquistati dalla curiosità di una mamma che spidocchia la propria bimba , oppure dalle riprese in strada di una  commedia con personaggi nepalesi ( Tutti maschi ) di una televisione locale e molto seguita.

Arriviamo nella via dei dentisti , piccole botteghe coloratissime mostrano dentiere usate e nuove, fino ad arrivare al dentista dei poveri, un grande ceppo di legno , dove  i più poveri, cercano rimedio contro il mal di denti, piantando una monetina forata con un chiodo ..!

 Consigli di viaggio

 Per venire in Nepal bisogna avere Il passaporto con  una validità di almeno 6 mesi.( Senza non si entra nel paese!) e  4 fotografie formato tessera (dovrebbero bastare quelle piccole ma meglio averle in due misure) per realizzare il visto all’ingresso. Il costo del tramite si aggira attorno ai 20 euro. 

Le temperature nella valle di Kathmandu sono quelle di una primavera gradevole… massime attorno ai 23ºC e minime sugli 8ºC

L’abbigliamento consigliato prevede abiti leggeri (pantaloni/gonne, magliette) per il giorno mentre la mattina e la sera dovete pensare a vestirvi di più (giacca a vento, pile, guanti e berretto leggeri, scarpe chiuse).

 Da non portare pantaloni corti ne magliette senza maniche, nonostante il caldo del giorno inviti a supporre il contrario. Lo stesso vale per abiti succinti e scollature profonde: non sarebbe rispettoso nei confronti delle culture locali. Inoltre molti luoghi sono sacri quindi bisogna vestire adeguatamente.

 Patan,

 posta a sud del Bagmati ed unita a Katmandu da un grande ponte ,si ritiene fondata nel III secolo a.C. dalla dinastia Kirat e successivamente ampliata dai Lichavi nel VI secolo. Fu poi ancora estesa dai Malla in età medievale.

Ci sono molte leggende che riguardano il suo nome. La più popolare è quella del dio Rato Machhindranath, che da Kamaru Kamachhya (nell’Assam, India), fu condotto nella valle da tre persone ciascuna rispettivamente rappresentante uno dei tre regni della valle stessa. Uno di essi era Lalit, un contadino che trasportò personalmente il dio. Il dio era stato “prelevato” per risolvere il grave problema della peggiore siccità mai occorsa in quelle terre, si riteneva infatti che avrebbe potuto far piovere sulla zona. Grazie agli sforzi di Lalit, il dio si insediò (o fu insediato) in loco e molti ritengono che il nome Lalitpur (il suffisso “pur” significa “città”) sia appunto in onore di Lalit.

Immergersi in questa città medioevale equivale ad una passeggiata nel tempo, dove persone e cose sono riamaste congelate in questo storico paesaggio.

Le donne fanno scorta di acqua in fila davanti ad una grande fontana ,che diventa luogo di incontro per tutta la città.

Anziani e bambini ci seguono divertiti  mentre ”giriamo”.

 Boudhanath

 Lo stupa di Boudhanath è uno dei luoghi più sacri di Kathmandu. Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1979, lo stupa ha un’altezza di 36 metri e un diametro di 120 , ed è  uno dei più grandi al mondo.

Dalla guglia centrale si diramano colorate bandierine fino alla base ottagonale, circondata da decine di ruote di preghiera intorno ai 13 anelli che dalla sua base al suo apice  rappresentano i passaggi per l’illuminazione o Nirvana.

Questo tempio  e situato in mezzo alla città ed è sicuramente il primo appuntamento di preghiera all’alba, ora in cui i pellegrini e monaci percorrono la circonferenza dello stupa prima di avviarsi verso le attività quotidiane .

Donne e uomini si rivolgono  ai monaci in preghiera che leggono i sacri testi e benedicono con i mandala

 Swayambhunath

(noto anche come il Tempio delle Scimmie), posto su una collina ad ovest della città; è sicuramente una delle mete più frequentate di Kathmandu e luogo ideale per praticare ginnastica all’aria aperta. Il Tempio è arroccato sulla cima di una collina ad ovest di Kathmandu da dove si godono degli splendidi panorami sulla città. Il Tempio  è anche uno dei templi più antichi e più santi di Kathmandu, meta fondamentale per i pellegrinaggi buddisti, ma molto frequentato anche dagli induisti.

Le donne Sherpa, una popolazione che solitamente vive sulle montagne , vengono in questo tempio per svolgere il lavoro di portatrici di terra e pietre, con pesanti gerle affrontano le salite e le discese portando i materiali di costruzione e quelli di risulta.

Nel tempio chaolyn i monaci sono impegnati nella preparazione dei ceri di preghiera, con un rituale caratteristico e suggestivo.

Il tramonto ci regala un caleidoscopio di colori e di emozioni

Pashupatinath

Pashupatinath si affaccia sulle rive del fiume sacro Bagmati, ed è un posto inverosimile, fuori dal nostro tempo e dalla nostra realtà, è meta di pellegrinaggio di decine di migliaia di fedeli ,di sadhu e turisti ma anche luogo di attesa tra la vita e la morte per  lebbrosi, malati ed anziani, che scelgono questo posto a  completamento del percorso della vita terrena .

Qui infatti possono essere ospitati in una specie di cronicario tutti coloro che attendono per vecchiaia , malattia o altro , il momento del trasporto delle proprie spoglie presso la pira che purificherà il proprio corpo.

Non è difficile infatti osservare persone che seppur vive,  vengono portate vicino alle zone di cremazione in attesa del momento del trapasso.

In questo luogo dedicato al culto di Shiva è venerato soprattutto come Pashupati, signore degli animali e di tutti gli esseri viventi I riti funebri indù variano in base a diversi fattori, le linee dettate dai Purana (testi sacri indù) indicano anche le modalità del lavaggio del cadavere e della vestizione con abiti tradizionali. Il corpo viene denudato e coperto da un telo che varia di colore a seconda del sesso, se si tratta di un maschio o di una vedova è di colore bianco, se di una donna sposata con marito in vita o giovane donna non sposata, rosso o giallo. Seguiamo la fase della commemorazione del corpo da parte di parenti e amici; presiedono il rito generalmente il figlio maschio primogenito se il defunto è il padre, il maschio ultimogenito se la defunta è la madre, accompagnati dalle preghiere del sacerdote, a questo punto il cadavere viene sollevato dall’altare sul fiume e trasportato a braccia, tre persone per lato, verso la pira, che nel frattempo è stata allestita dagli operatori del tempio.

Dopo aver effettuato tre giri con il defunto attorno alla pira, la salma viene adagiata sui ceppi, e dopo ulteriori tre girotondi attorno alle spoglie, durante i quali i sacerdoti prestano particolare attenzione a mantenere sempre il contatto tra di loro (quasi a voler creare un cerchio di delimitazione attorno al defunto), ci si avvia verso la parte finale della cerimonia.

Sino al 1920 seguendo la pratica tradizionale del sati,  le mogli, ancora in vita, venivano gettate sulla pira funeraria del marito. Fortunatamente la pratica poi è diventata fuorilegge e dunque soppressa.

Le immagini di dolore si alternano con quelle di bambini e ragazzi che recuperano legna e che cercano nelle offerte qualcosa di cui sopravvivere, in competizione con le velocissime e scaltre scimmie che rubano la frutta nei sacchetti della spesa alle ignare passanti

La festa di Holi

Dalla tristezza del tempio di Pashupatinah all’allegria di una giornata tra le più attese dalla popolazione Nepalese, la festa dell’Holi, giorno in cui si festeggia l’arrivo della primavera  e che coinvolge tutti coloro che vivono o passano in città.

Acqua e polveri colorate vengono gettate sui passanti che qualche volta non gradiscono molto, ma spesso contraccambiano il gesto di accarezzare “ colorare” il viso altrui.

Cerchiamo di utilizzare un risciò per proteggere meglio le nostre attrezzature, che vengono coperte da sacchetti e da impermeabili di fortuna.

Il pomeriggio , quando i colori diventano più caldi, la festa diventa grande motivo di religiosità, con le donne che portano come offerta delle collane di sterco e legano fili colorati all’albero della fertilità, mostrando disponibilità e con la speranza di essere scelte dagli uomini che subito dopo strappano quei fili che simboleggiano una specie di matrimonio.

Adriano Migliaro -Ezio Rossi

 

 

 

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